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25 settembre 2005: Verona-Brescia
Verona. E’ tornata. Puntuale e indesiderata come la cartella delle tasse. Come l’inverno segue l’autunno, come la cravatta gialla segue Galliani, come le corna dopo il fischio dell’arbitro che comanda un calcio di rigore dubbio, di solito nell’area dell’avversaria di turno della Juventus. E’ tornata e la colpa è tutta del sindaco di Verona e della storia del mercato lì fuori dal Bentegodi, ovvero nel piazzale e nelle vie che stanno attorno allo stadio di Verona. Così ha deciso, per una volta, di mollare le registrazioni delle regate della Coppa America che quelle strambate lì a lei pare l’attizzino più di Pupo che in fondo c’ha un fiocco così se pensi che fino a ieri cantava "Gelato al cioccolato dolce e un pò salato". Perchè lei, mia suocera, non s’è persa una regata una, scoprendo che esiste anche La7 che fino all’altro ieri non entrava nei sei canali del suo telecomando. Perchè vuoi mettere tutto quel mare azzurro rispetto a quei campetti spelacchiati? Vuoi mettere quei bei ragazzoni neozelandesi rispetto ai giocatori di calcio? E poi la vela è sport nobile e lei, mia suocera, si sente un po’ nobile per via di quel Conte che una sessantina d’anni fa, le faceva, a suo dire, una corte serrata. Che quelli che contano e comandano, tra strambate, fiocchi e timoni ci sguazzano come Moggi al calcio mercato. Che anche Luca di Montezemolo, quello che per cotonarsi i capelli s’è fatto dare la Galleria del vento dalla Ferrari, va a vela. Ha mollato gli ormeggi ed è venuta a Verona, secondo lei la patria delle auto che: «Mi ricordo bene di quella Giulietta e Romeo che c’aveva un mio cugino di Carugate!». E’ venuta a Verona che così: «Prima mi faccio un bel giro al mercato e poi vengo a vedere il derby, che prendo due picconi con una fava» e guai a cercare di convincerla che sono i piccioni, intesi come volatili, che si prendono con la famosa fava, che lei i picconi se li è portati per davvero che dei veronesi - dice lei - è meglio non fidarsi. Il primo piccone poi, lo ha piantato tra i due piedi di un ambulante di Sommacampagna che cercava di rifilarle un maglioncino di lana grezza spacciandolo per puro cashmere, col risultato che lui s’è un pochino spaventato e ha chiamato il 113. Così è arrivato il V Reparto Celere in assetto antiguerriglia pensando a una rissa tra ultras che invece, gli ultras, alla fine li conti a uno a uno che, evidentemente, con ’sta storia che si gioca alle 16 di sabato, per grazia del Tar ricevuta, anche loro si sono un pochino strapazzati le uova per non dir di peggio. Per non saper nè leggere nè scrivere, quelli del V Reparto Celere hanno caricato a testa bassa confusi dal vociare degli ambulanti i cui: «Venghino signori venghino» sono stati scambiati per incitamento allo scontro e, come è noto, quando il gioco si fa duro i duri giocano. Mia suocera ha cominciato a mulinare il piccone che sembrava la primatista mondiale di lancio del martello, pardon, del piccone. Poi, potenza della forza centrifuga, e a causa della protesi all’anca che in verità la sbilancia un pochino, è partita come un lancio di quaranta metri dritto sui piedi di quelli che faceva Rivera, finendo direttamente tra le braccia di Carmine Sciaccaluga, titolare di un banchetto di fiori e candele originali «Made in Pozzuoli». Il povero Carmine è finito steso come un fuso sull’asfalto sommerso da carte d’identità, codici fiscali, libretti sanitari, permessi di soggiorno della sua badante ucraina, perchè si stava preparando per entrare allo stadio, ligio alla nuova normativa sui biglietti nominali che prevedono la presentazione di alcuni documenti. Approfittando della confusione mia suocera è sgusciata via come una saponetta e s’è ritrovata in curva a reggere il maglioncino di lana grezza, di colore biancazzurro, come una bandiera, mentre fuori gli uomini del V Reparto Celere compravano in massa calzettoni di spugna in offerta compri 3, paghi 2. Ciro Corradini
Categoria: calcio
Inserito da: Ciro il 28/06/2009 - Inserisci news


27 novembre 2005: Brescia-Atalanta
27 novembre 2005 E’ cominciata con un sogno. Mi sono sentito come Moggi anche se l’ultimo sogno del capostazione mancato si era trasformato in incubo. E’ proseguita con un ripasso mentale degli ultimi derby. Quello del: «’Mo se famo 3 a 3 vengo sotto la curva», quello dello scorso anno con il rigore parato ma fatto ribattere, quello che Baggio riceve da Toni e, con pallonetto morbido come una nuvola, supera Taibi. Nuvole. Che non promettono nulla di buono. Neve e poi ancora neve. E allora è proseguita con la ricerca dei mutandoni di lana, ma sì, quelli di quando facevo il militare: artiglieria a Cavallo con tanto di Kepì d’ordinanza. Il primo problema è che ho trovato il kepì ma non i mutandoni. Il secondo problema è che avete mai provato a calzare un kepì con la speranza che vi protegga dal freddo? Perchè il calcio è anche scaramanzia. In tempi che ormai risalgono al Paleolitico, in occasione del mio primo derby, li avevo addosso e s’era vinto! Da allora mutandoni obbligatori anche d’estate. E non trovarli non era un buon segno. «La disperazione è senz’ali» come scrive il poeta Paul Eluard. Il problema è che lui, il poeta, di derby con l’Atalanta, perso com’era dietro alla fascinosa Gaia che gli faceva le corna con Dalì, quello che poi si fidanzò con Amanda Lear, non ne aveva all’orizzonte. La disperazione è senza mutandoni. E quando ho scoperto che il prezioso cimelio era finito a brandelli: «Perchè era morbido e Annibale - che è il cane bastardo che mi gira in cortile - c’aveva freddo» m’è quasi venuto un coccolone. Sentenza inappellabile della suocera, anatemi a grappolo come se nevicasse, ma sottovoce perchè, pur amando di più gli animali che il sottoscritto e i suoi mutandoni, la suocera è pure suscettibile. E allora ho provato a consolarmi pensando ad Annibale con indosso i mutandoni con la speranza che la cerniera gli si chiudesse all’altezza della carotide e che la suocera, nel tentativo di liberarlo, finisse per ritrovarsi lei, Sim Sala Bin che Silvan in confronto è un dilettante, voilà, con la cerniera a chiuderle la carotide che in fondo a me gli animali sono anche simpatici, perfino Annibale. E allora via a cercare un nuovo amuleto pensando che chi lascia la vecchia, via per la nuova sa quel che perde, ma non sa quel che trova. Cerca che ti ricerca ecco spuntare uno «zuccotto» con marchio originale Systema Pompea Leonessa Brescia, ma sì quelli che vincono in piscina, quelli che si sono messi in testa di far la festa a Posillipo, Nervi, Genova, Recco e dintorni che è un po’ come se quelli della Giamaica vincessero la medaglia d’oro alle Olimpiadi di bob a quattro. Lo «zuccotto» fa tanto Jack Nicholson in «Qualcuno volò sul nido del cuculo» che l’accento va sulla seconda «u». E visto che il calcio è passione, ma anche pazzia, va bene quello, ben inteso posizionato sulla testa e non a proteggere ciò che di solito proteggono i mutandoni di lana! E’ andata bene: Brescia-Atalanta 1-0. Sotto la neve, in un clima da tregenda, con il campo con le righe rosso sangue, con il pallone arancione, con il pubblico a chiedersi come mai qualcuno voleva pure rinviarlo per ragioni di ordine pubblico ’sto derby che quasi quasi le due tifoserie non si sono nemmeno insultate. E’ finita 1-0 con gol di Possanzini, con un gol valido, ma sì diciamolo pure, annullato all’Atalanta, che nel derby vale quanto un gol fatto. E’ finita con la giugulare che sembrava il Po in piena, pronta a rompere gli argini, con i pugni levati al cielo a benedire la neve che se si vince va bene anche quella. E’ finita che volevo perfino baciare Maran che, sarà anche bravo, ma non è proprio il mio tipo. E’ finita così, fino al prossimo derby, con lo «zuccotto» in testa. E se mia suocera ci prova a darlo ad Annibale giuro che stavolta faccio lo spezzatino e lo dò al mio gatto avendo un solo dubbio: suocera o cane? Ciro Corradini
Categoria: calcio
Inserito da: Ciro il 28/06/2009 - Inserisci news

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